Designer, sviluppatori, traduttori, consulenti, content creator: in Italia sono milioni le persone che lavorano come freelance, e la stragrande maggioranza lo fa con una partita IVA in regime forfettario. Prima di aprire, però, conviene capire bene quando serve e cosa comporta.
1. Quando ti serve la partita IVA
- Prestazione occasionale (senza partita IVA): possibile solo per attività svolte in modo non abituale e con compenso complessivo sotto 5.000 €/anno per ogni committente. Non puoi farne un mestiere.
- Attività abituale → partita IVA obbligatoria. Anche un solo cliente fisso e continuativo rende l'attività abituale.
- Dipende da un'azienda con vincoli di orario e sede? Allora probabilmente sei un lavoratore subordinato mascherato: fatti consigliare prima di firmare un "contratto da freelance" full-time.
2. Il regime forfettario (la scelta della maggior parte dei freelance)
- Imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni per chi avvia una nuova attività e rispetta i requisiti).
- Niente IVA in fattura (e niente detrazione sugli acquisti), niente IRAP, dichiarazioni semplificate.
- Tetto incassi: 85.000 €/anno (sotto questa soglia resti forfettario).
- Limite costi: per il 15% non serve dimostrare costi: si applica un coefficiente di redditività in base al codice ATECO (spesso 78% o 67% del fatturato imponibile).
Esempio concreto: fatturi 30.000 €/anno con coefficiente 78% → imponibile 23.400 € → imposta sostitutiva 15% ≈ 3.510 € (o ~1.170 € nei primi 5 anni al 5%). A questo si aggiungono i contributi INPS.
3. Contributi INPS (la voce che tutti dimenticano)
Da forfettario versi alla Gestione Separata INPS una percentuale sul reddito (all'incirca il 26% per chi non ha altre coperture previdenziali; aliquote ridotte per i primi anni in molti casi). Non è una tassa: sono la tua pensione, l'indennità di malattia e di maternità. Metti da parte almeno il 30% di ogni fattura (tasse + contributi) per non trovarti in difficoltà a giugno e novembre.
4. Cosa serve in pratica
- Apertura partita IVA: gratuita, si fa online all'Agenzia delle Entrate o tramite commercialista (100-300 €/anno per la gestione, ne vale la pena).
- Fattura elettronica: obbligatoria, si emette con strumenti gratuiti (es. fattura elettronica tramite il portale Fatture e Corrispettivi dell'Agenzia o software free).
- PEC (posta elettronica certificata): obbligatoria, si attiva in pochi minuti (20-30 €/anno).
- Conto dedicato: tieni separate le entrate professionali dalle spese personali per avere sempre chiaro il "netto" vero.
5. Trovare i primi clienti
- Parti da ciò che sai fare e da chi ti conosce: ex colleghi, vecchi datori di lavoro, contatti LinkedIn. Il primo cliente è quasi sempre qualcuno che già ti stima.
- Piattaforme internazionali (Upwork, Fiverr) per esperienza rapida; quelle italiane di settore e le community locali per rapporti più stabili.
- Portfolio minimo: 3 progetti reali (anche gratis o a prezzo simbolico) valgono più di un CV lungo.
- Tariffe d'ingresso realistiche in Italia: 20-40 €/ora per i primi 6-12 mesi, poi si sale con la reputazione. Non svenderti a 5 €: clienti così non pagano mai abbastanza.
Domande frequenti
Quanto costa aprire e mantenere una partita IVA forfettaria?
Aprire è gratuito. I costi ricorrenti sono: commercialista (300-600 €/anno), PEC (~25 €/anno) e software di fatturazione (spesso gratuiti). Le tasse si pagano solo sul reddito: se non fatturi, non paghi imposte (ma devi comunque fare la dichiarazione).
Posso fare il freelance come secondo lavoro?
Sì: il regime forfettario è compatibile con un lavoro dipendente, con alcune regole (se sei dipendente, l'aliquota contributiva della Gestione Separata può essere più alta). Conviene parlarne con un commercialista prima di aprire.
Quanto devo mettere da parte di ogni fattura?
Regola prudente: 30-35% (imposta sostitutiva + contributi + accantonamento). Con la cedolare al 5% nei primi anni puoi scendere al 20-25%, ma meglio restare prudenti.